Il mondo è piccolo?

"E tu vorresti dirmi che non è piccolo il mondo, eh Pete?"
"No."
"Be’, allora cos’è?"
"É un grande mondo nero e schifoso pieno di milioni di inferni neri e schifosi, e quando questi inferni entrano in collisione ci conviene alzare il culo e tenerne molto ma molto conto."

David PeaceMillenovecento80

Era da tempo che non provavo quella sensazione di disagio che ti fa aver paura di continuare a leggere un libro. Da American Psycho, se non ricordo male.

Walter lo stakanovista?

Tutti a chiedersi, ma come fa, ma dove trova il tempo per scrivere, con tutti gli impegni che ha il sindaco di Roma, eccetera eccetera.
Bene, dottori, per cercare una risposta a questi interrogativi che attanaglianano le fervide menti di tutti i migliori critici italiani, il vostro Zuck è andato da Feltrinelli e, aiutato dallo spirito dell’inventore del metodo sperimentale, ha raccolto gli ultimi tre volumi pubblicati da Walter Veltroni.
Con i potenti mezzi scientifici a sua disposizione, senza perdere tempo per andare in un laboratorio acconcio, ha proceduto in loco, cioè su un divanetto della suddetta libreria alla misurazione dello sforzo che il magnifico sindaco della città eterna deve aver compiuto negli ultimi anni.
Nella tabella seguente ci sono i risultati delle misurazione che, come tutti sanno, sono sempre affette da un errore sperimentale.

Titolo Pagine Righe Battute Caratteri
Senza Patricio 124 30 45 167400
Forse Dio è malato 135 30 45 182250
La scoperta dell’alba 150 30 45 202500

Tornato a casa, per avere un parametro di confronto attendibile, Zuck ha estratto dalla sua scalcagnata libreria l’Urania numero 1504, in cui il vostro beneamato ricordava di aver visto il regolamento di un concorso per romanzi. Qui sotto vengono riportati i requisiti che deve avere un romanzo per partecipare al concorso.

Pagine Righe Battute Caratteri
Minimo 250 30 60 450000
Massimo 350 30 60 630000

Come si evince dalle nude e incontrovertibili cifre, il grande stakanovista e instancabile Walter Veltroni dovrebbe sommare tutti e tre i romanzi o saggi che ha prodotto negli ultimi anni per arrivare ai requisiti MINIMI per partecipare ad un qualunque concorso per romanzi.
D’accordo, d’accordo, la quantità non è tutto, dottore, ha ragione. Ma sulla qualità i metodi scientifici non possono nulla.

Blog day 2006

Dottore, in occasione del Bog day 2006 le segnalo

  • Danilo: ha quasi smesso di mangiare panini e si dedica all’informatica.
  • La bassista: è come vederla passare ogni mattina nel corridoio. Se solo la smettesse di piangersi addosso…
  • Emanuela: se piace a lei… È un dannato capolavoro!
  • Bop: il Bukowsky dello stretto.
  • Un piccolo blues (della costa ovest): il crimine nei libri e al cinema (di qualità).

Rockabilly

Nel presentarcelo German ci disse che Kirill suonava in un gruppo rockabilly.
Consultai appositamente l’enciclopedia inglese del rock. C’era scritto: "Il rockabilly è una sintesi tra la purezza del primo rock’n’roll e l’energia del punk rock". In pratica è come se Elvis Presley si sparasse quattro cubi di eroina, ci bevesse sopra una pinta di birra e al grido di "No future!" si strappasse la camicia dal petto senza peli.

Database ad oggetti?

Chiunque abbia fatto un po’ di programmazione ad oggetti sa benissimo che le difficoltà più grandi si affrontano quando si deve gestire la persitenza delle informazioni.
Questo perché il nostro modello ad oggetti deve essere salvato su un database che nella totalità dei casi è un database relazionale. Cioè fatto di tabelle piatte su cui salvare i dati. Questo porta ad una dicotomia (impedance mismatch): da una parte il modello usato dai programmi applicativi dovrebbe essere quanto più ad oggetti, dall’altra il modello deii dati sul database deve essere puramente relazionale.
Il problema viene risolto in vari modi: si può sacrificare il modello ad oggetti alla logica del database, individuando come oggetti le tabelle dove andranno a salvarsi i dati oppure si può utilizzare uno strato di software che si occupa di fare la conversione tra i due modelli.
Entrambi i metodi hanno, chiaramente, degli svantaggi, sia dal punto di vista delle performance, sia dal punto di vista della manutenibilità del codice e della sua chiarezza.
Una soluzione, che già era stata percorsa una decina di anni fa con scarsi risultati, è quella di avere dei database ad oggetti, che salvano gli oggetti mantenendone le caratteristiche.
Uno di questi è db4o (db for objects), che è rilasciato mediante GPL per scopi non commerciali (una licenza uguale a quella di MySQL). Scritto in versione java e .NET, fornisce al programmatore delle semplici API che consentono di salvare oggetti complessi direttamente con una istruzione.
Certo si perde tutto l’SQL, la teoria sulle normalizzazioni e gli RDBMS, ma ci si può fare un pensierino per modelli ad oggetti di una certa complessità.
Qui e qui approfondimenti sul tema.
Dottori, non preoccupatevi, sto bene (si fa per dire, naturalmente), è che volevo un po’ fare il Beggi, oppure il Fullo.

Sleep tonight

You better get some sleep tonight
You better get some sleep tonight
Honey, just warn your friends
You better get some sleep tonight

Eh sì. Eh sì. Lo so che hai tirato su la carretta per tutti questi anni. Mentre io ero via, in giro. A cercare roba, per lo più. Eri davanti a tutti, a prenderti gli applausi, sì, ma anche a tenere insieme il gruppo. A tenerlo insieme. A cercare una direzione, a lasciarti sedurre dalle mode, a seguirle, a dettarle, a fare dischi con materiale di dieci anni prima. E io ero lì dietro di te, in un angolo del palco, a pochi metri ma lontanissimo. Glimmer twinsEro via, ero fuori, mi trattavo bene come mi curavo i denti. Ma avevo la chitarra, i miei riff e soprattutto avevo il gruppo. Lo so che senza il tuo sbatterti mentre ero via non ci sarebbe stato nessun gruppo, ma tant’è.

Poi mi sono tirato fuori. Sono tornato. Magari è stato merito di quell’ordinanza del giudice, oppure merito tuo, oppure del gruppo, cioè ancora merito tuo. E ho ricominciato a vivere, a prendere in mano la mia vita. E anche il gruppo, naturalmente. Piano, piano la mente mi si è liberata.

E adesso, mi dici che vuoi far da solo. Proprio adesso che sono tornato. Che sono lucido. Oppure proprio per questo? Non vuoi che qualcuno discuta la tua linea? E il gruppo? Lo sai che c’è chi è caduto nel fosso dove stavo io prima. Va bene, fai da solo, intanto lo so che non combinerai nulla di buono. Senza di me, senza il gruppo.

Sai che ti dico? Fatti una dormita, Mick.

All you got to do is close your eyes

Sleep tonight è una delle più belle tra le canzoni dei Rolling Stones cantate da Keith Richards. Sta in Dirty Work, dottori, e ne giustifica l’acquisto.

GB84

Il 1984 è l’anno dell’ultima guerra civile inglese.
Che questa affermazione stupisca voi come aveva stupito me prima di leggere GB84 di David Peace è la dimostrazione di come i mezzi di informazione, dovutamente addomesticati, possano insabbiare uno degli avvenimenti più importanti degli anni ottanta (un esempio su tutti, se in Gran Bretagna non esiste uno legge compiuta sul diritto di sciopero lo si deve a quello che accadde in quell’anno). GB84
Per un anno intero si fronteggiarono il sindacato dei minatori inglesi (NUM), appoggiato anche da altri sindacati, e la commissione nazionale del carbone (NCB), appoggiata dal governo della Thatcher, nel più lungo e sanguinoso sciopero che dilaniò il tessuto sociale di intere regioni inglesi. Tra cui lo Yorkshire, patria dell’autore.
Cos’è questo romanzo? È la storia dello sciopero vissuto da Peter e Martin e dalle loro famiglie? Fantapolitica sulle mosse, quasi sempre oltre il limite della legalità di NCB e NUM per aver la meglio uno sull’altro? La storia degli scontri sanguinosi che culminarono nella battaglia di Orgreave? Un thriller sanguinoso sui loschi figuri che torturano e uccidono, favoriti dai servizi segreti? La storia delle ruberie dei fondi destinati ai minatori da parte di alcuni membri del sindacato? Il duello tra il Presidente (Arthur Scargill, lo Stalin dello Yorkshire) con i suoi picchetti volanti per bloccare l’attività di quante più miniere possibili, e l’Ebreo, abile manipolatore dei media?
Beh, è tutto questo, e anche qualcosina in più.
E adesso mi vado a leggere i romanzi del Red Riding Quartet.