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Un post di Poldo mi ha chiarito le idee,…

Un post di Poldo mi ha chiarito le idee, dottore. ecco qual è il mio problema: la frase giusta, la risposta ficcante, non è che non mi viene, sarebbe il meno. È che mi viene dopo, quando non è più il momento quando chi se la merita (perché ce ne sono che se la meritano, eccome) non c’è più, quando sono per le scale, come ho sentito dire non so più da chi. E così passo le mie giornate a rimuginare, a pensare: dovevo rispondere in questo modo, avrei dovuto dirgli questo. C’è una cura, per questo?

Dottore, sono tornato al lavoro, e di…

Dottore, sono tornato al lavoro, e di conseguenza, anche alla cura che mi è stata prescritta. Le vacanze sono state rilassanti solo nella seconda settimana, dottore, e ho avuto occasione di leggere alcuni libri, le consiglio Romanzo Criminale di DeCataldo. Mio fratello mi ha detto che si ispira alle vicende, che mischiano mafia, servizi segreti e criminalità comune della banda della Magliana che insanguinò Roma negli anni 80. A parte alcune imprecisioni sui riferimenti musicali, che a me stanno molto a cuore (una glorificazione di Ramazzotti, blasfemia!!!) è un thriller che deve molto ad Ellroy, secondo il mio modeso parere. Dello stesso aurore, di una decina di anni fa, è “Nero come il cuore”, che deve qualcosa a Chandler. Da leggere, anche perché l’autore è un magistrato!!!

Cosa mi prende? Lo sta chiedendo a me,…

Cosa mi prende? Lo sta chiedendo a me, dottore? Perché non lo chiede a quelli
che ci hanno detto che eravamo il futuro, le magnifiche punte di diamante dello
sviluppo tecnologico, di una nuova era dell’uomo? E noi, da bravi ragazzi,
abbiamo costruito quello che ci hanno chiesto, con il sorriso sulle labbra,
abbiamo fatto le gite tutti insieme, da bravi studentelli, dove invece delle pentole
ad arzilli nonnetti, ci vendevate filosofia aziendale. Abbiamo lavorato a Natale, a Capodanno, a Ferragosto, fino a notte
inoltrata, abbiamo fatto portare le pizze in ufficio, perché si doveva essere
pronti per il mitico go-live, ed eravamo contenti e orgogliosi di farlo, perché siamo
siamo rimasti ragazzini creduloni. Voi lo sapevate che era tutto un inganno? Che, passato, in un
attimo peraltro, il momento magico, avreste dovuto disfarvi di noi? Che,
rinchiusi a digitare sui nostri portatili, non ci eravamo preoccupati della
sicurezza del nostro futuro, del contratto a tempo indeterminato che non avevamo, della stabilità dell’azienda. Intanto tutto era bello, era flessibile, era moderno, avevamo la palestra in ufficio, le sale di
meditazione, i quadri con le massime del pensiero positivo alle pareti, chi ci avrebbe potuto fermare? Non
sappiamo se, quando ci dicevate che eravamo più fortunati dei nostri padri, dei nostri fratelli maggiori, ci
credevate davvero. Noi ci abbiamo creduto. Sicuro.