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Festival intenazionale della poesia

locandinaCome tutti gli anni, al limitare dell’estate, a Genova si svolge il prestigioso Festival internazionale della poesia.
Ci saranno eventi speciali lungo tutti i sette giorni dal 15 al 22 Giugno.
Quest’anno, dottori cari, anche Zuck partecipa, straparlando a proposito di risorse per il web 2.0, nel corso della giornata dedicata ai blog alla Biblioteca Berio.
Quindi, miei cari, partecipate agli eventi del Festival intenazionale della poesia e, se il 16 Giugno non avete proprio nulla da fare, venite a sentire il vostro Zuck.

You can’t beat 2 guitars, bass, drum

È la frase che chiude le note del retro di copertina del più bel disco di Lou Reed.
Si intitola New York e, come spiega il suo autore, è inteso per essere ascoltato in un unica sessione di 58 minuti, come se fosse un film.
La strumentazione è quella essenziale del titolo del post e, all’ascolto, non si sente la necessità di niente altro. Le canzoni sono dedicate alla grande mela e suonano essenziali e stringate, anche quelle che durano più di 5 minuti. I testi sono ficcanti, vanno dall’amore e il riscatto secondo gli immigrati sudamericani di Romeo had Juliette e Dirty blvd., alla sfilata rattristata dall’AIDS di Halloween parade, all’antinazionalismo di There is no time (il testo che preferisco), all’invettiva contro chi  ha nascosto il proprio passato di Good evening Mr Waldheim. Testi magnifici, la cui comprensione l’autore giudicava (sbagliando, secondo me il disco è anche musicalmente eccezionale) essenziale per apprezzare il disco, pretendendo la loro traduzione in Francese, Spagnolo, Tedesco e la lingua del paese in cui si vendeva il disco.
Al posto dei testi in Italiano, sulla pagina completamente bianca, campeggia la desolante scritta "I testi per il 33 giri di Lou Reed New York dovevano essere riprodotti in Italiano; purtroppo, a causa di problemi legali non lo si può fare.".
Magie della censura, I suppose.

Questa è per la dottoressa kzissou a cui dico che le recensioni di Lester Bangs sono magnifiche, non fosse che parla quasi sempre di gruppi sconosciuti.
O di Lou Reed, perlappunto.