{"id":128,"date":"2004-05-26T00:16:01","date_gmt":"2004-05-26T00:16:01","guid":{"rendered":"http:\/\/archive.zucklog.net\/?p=128"},"modified":"2004-05-26T00:16:01","modified_gmt":"2004-05-26T00:16:01","slug":"the-byrds-1965-1968","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/archive.zucklog.net\/?p=128","title":{"rendered":"The byrds (1965 &#8211; 1968)\r&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><b>The byrds (1965 &#8211; 1968)<\/b><br \/>\n\u00c3\u02c6 dall&#8217;attacco di <i>Mr tambourine man<\/i>, prima canzone del primo 33 e primo singolo, che tutti si accorgono che un nuovo suono si impossesser\u00c3\u00a0 del mondo del pop. Siamo di fronte alla nascita del folk rock: la mistura di vocalizzi alla Beach boys, armonie alla Beatles e parole di Bob Dylan lancia nell&#8217;olimpo delle classifiche un gruppo di giovani col caschetto: The byrds.<br \/>\nGene Clark voce, Roger McGuinn e David Crosby chitarra, Chris Hillman basso e Michael Clarke batteria  formano una classica formazione pop-rock, ma cosa li distingue da tutte le altre migliaia di boy band che nascono nel 1965?<br \/>\nInnanzitutto il suono: McGuinn leader e fondatore della formazione suona una Rickenbacker 12 corde e con questa intesse trame che richiamano direttamente il jingle &#8211; jangle della canzone di Bob Dylan, Crosby \u00c3\u00a8 capace di armonie vocali inspirate, fondendo tutti i membri del gruppo in cori al livello dei Beach boys, Clark \u00c3\u00a8 autore di canzoni pop perfette per la scalata delle classifiche, Hillman caratterizza in modo speciale il suo basso, molte volte portato quasi in primo piano; poi i testi, non ci sono molte formazioni pop che si avvalgono della scrittura allegorica di Dylan.<br \/>\nL&#8217;album <b>Mr tambourine man (1965)<\/b> \u00c3\u00a8 un capolavoro, della title track si pu\u00c3\u00b2 ancora dire che \u00c3\u00a8 meglio della versione di Dylan (essendo stravolta dal punto di vista ritmico), la successiva <i>I&#8217;ll feel a whole lot better<\/i> definisce lo standard per un singolo folk rock (esiste una versione copia carbone di Tom Petty in Full moon fever 1989), <i>You won&#8217;t have to cry<\/i> sono i Beatles con la 12 corde, ci sono <i>Spanish Harlem incident<\/i>, <i>All I really want to do<\/i> e <i>Chimes of freedom<\/i> di Dylan mentre <i>It&#8217;s no use<\/i> esplora territori pi\u00c3\u00b9 vicini al rock.<br \/>\nIl successivo <b>Turn! Turn! Turn! (1966)<\/b> ripercorre le strade dell&#8217;esordio, mescolando pezzi folk (title track di Pete Seeger testo dall&#8217;Ecclesiaste) e suggestioni rock. \u00c3\u02c6 sicuramente inferiore al precedente, ma il livello \u00c3\u00a8 sicuramente alto, confermando la maturit\u00c3\u00a0 raggiunta da Clark nella scrittura di canzoni (<i>Set you free this time<\/i>, <i>If you&#8217;re gone<\/i>), la capacit\u00c3\u00a0 del gruppo di rivitalizzare standard di Dylan (<i>The times they are a-changin&#8217;<\/i>) e rileggere pezzi tradizionali aprendo verso il country (<i>He was a friend of mine<\/i>). Purtroppo il disco risente delle pressioni della casa discografica per far uscire un clone di Mr tambourine man testimoniate da qualche riempitivo di troppo (<i>Oh Susannah<\/i>).<br \/>\nMa il 1966 non \u00c3\u00a8 ancora finito e i Byrds hanno qualcos&#8217;altro da dire: il singolo <i>Eight miles high<\/i> esce tra lo stupore generale.<br \/>\nChe musica \u00c3\u00a8 questa?<br \/>Un intro di basso che ritmicamente d\u00c3\u00a0 il tempo ad una chitarra (\u00c3\u00a8 McGuinn, influenzato dai continui ascolti di John Coltrane e Raga indiani) che disegna geometrie schizoidi che in breve si perdono in una improvvisazione che si interrompe per fare partire le voci, \u00c3\u00a8 un coro di voci ieratiche parla di andare a 8 miglia di altezza, e ritornare gi\u00c3\u00b9 in un mondo che non \u00c3\u00a8 pi\u00c3\u00b9 lo stesso, e poi non c&#8217;\u00c3\u00a8 ritornello, l&#8217;assolo di chitarra \u00c3\u00a8 ancora pi\u00c3\u00b9 sconvolto dell&#8217;intro, ma la melodia rientra sempre (\u00c3\u00a8 l&#8217;ultima scritta da Clark, che lascia il gruppo, incapace reggere i ritmi del successo) fino ad un finale ancora pi\u00c3\u00b9 insensato dell&#8217;inizio. A dispetto delle polemiche per il testo che allude alle droghe e alla musica che conferma quello che il testo solo accenna, Eight miles high \u00c3\u00a8 un capolavoro della migliore specie, quelli innovativi (e il suo sound verr\u00c3\u00a0 ripreso, come marchio di un epoca in You&#8217;re my drug in Psonic Psunspot (1987) dei Dukes of the stratosphear). A seguire esce <b>Fifth dimension (1966)<\/b> disco che mantiene le promesse della sua copertina: i quattro byrds superstiti stanno su un tappeto persiano che pare sospeso nel vuoto di un&#8217;oscurit\u00c3\u00a0 impenetrabile. E dopo aver dato vita al folk rock, i quattro virano verso la psichedelia, il raga-rock o forse lo space rock. Dalla compattezza stilistica dei due album precedenti non \u00c3\u00a8 rimasto niente: la sperimentazione dello psycho-country della title track, il ricordo degli esordi con aggiunta di orchestrazioni di <i>Wild mountain thyme<\/i> e <i>John Riley<\/i>, lo spacepop di <i>Mr spaceman<\/i>, le inquietanti <i>I see you<\/i> (dove ritorna la chitarra improvvisa di McGuinn) e <i>I come and stand at every door<\/i>, l&#8217;esordio stupefacente (da molti punti di vista!) alla scrittura solista di Crosby in <i>What&#8217;s happening?!?!<\/i>, nessuna cover di Dylan (!), una strumentale psycho blues (<i>Captain Soul<\/i>) e una <i>Hey Joe<\/i> fatta a velocit\u00c3\u00a0 missilistica. Quello che non manca mai \u00c3\u00a8 il riempitivo: <i>2-4-2 fox trot<\/i>.<br \/>\nIl disco non va bene commercialmente come i precedenti, ma il gruppo, ormai dilaniato da lotte interne per la leadership, con Crosby da una parte e la coppia McGuinn Hillman dall&#8217;altra, sforna un altro capolavoro.<br \/>\n<b>Younger than yesterday (1967)<\/b> \u00c3\u00a8 il prodotto di un gruppo diviso, ma le lotte partoriscono una serie di canzoni indimenticabili (vi fa venire in l&#8217;album bianco, vero?). Si parte con <i>So you want to be a rock&#8217;n&#8217;roll star<\/i> singolo che \u00c3\u00a8 sopravvissuto senza nessun problema al logorio degli anni, che presenta la tromba di Hugh Masekela, impensabile per un singolo pop di quel periodo. Poi <i>Have you seen her face<\/i>, <i>Time between<\/i>, <i>Thought and words<\/i>(che contiene un assolo simil-sitar) e <i>The girl with no name<\/i>che prefigurano la svolta successiva, guidata dalla penna bluegrass di Hillman, <i>Renaissance fair<\/i> (con un attacco a cui gli U2 di I still haven&#8217;t found devono pi\u00c3\u00b9 che un credit) e <i>Why<\/i> perle di quando McGuinn e Crosby si parlavano ancora e il twist per alieni di <i>C.T.A. 102<\/i>, la cover definitiva di <i>My back pages<\/i> di Dylan. Su questo gruppo di canzoni si \u00c3\u00a8 formata un&#8217;intera generazione di musicisti americani, quella che ha dominato la fine degli anni 80, che ha il suo nome pi\u00c3\u00b9 acclamato nei R.E.M., e da qui deriva anche l&#8217;amore per la melodia che emerge sotto il rumore degli Husker du. Ma sono le composizioni soliste di Crosby quelle che sorprendono maggiormente: <i>Mind gardens<\/i> sconvolge con le sue chitarre registrate alla rovescia per riprodurre gli strumenti indiani, e l&#8217;autore fatic\u00c3\u00b2 non poco per far includere questo pezzo nell&#8217;album e, soprattutto, <i>Everybody&#8217;s been burned<\/i> la cui bellezza sofisticata e senza tempo colpisce in maniera indelebile, un pezzo che trascende i confini del genere, del tempo e dei gusti personali.<br \/>\nDurante le registrazioni di <b>The notorius byrd brothers (1968)<\/b>, Crosby si presenta in studio con una nuova canzone, ma di questa McGuinn e Hillman non ne vogliono sapere, non la registreranno mai: non \u00c3\u00a8 n\u00c3\u00a9 schizoide n\u00c3\u00a9 ha parti registrate al contrario, \u00c3\u00a8 il testo che non va bene, parla di un triangolo amoroso senza scandali e sensi di colpa, \u00c3\u00a8 Triad (incisa poi dai Jefferson Airplane e inclusa in Four way street di CSN&#038;Y). Il dissidio non \u00c3\u00a8 pi\u00c3\u00b9 appianabile, Crosby viene licenziato, e con lui se ne va il principale sostenitore della svolta psichedelica degli ultimi due album. In effetti l&#8217;album che esce \u00c3\u00a8 ancora intriso di sperimentazioni, anzi, forse \u00c3\u00a8 il pi\u00c3\u00b9 sperimentale di tutti, con le armonie confuse di <i>Tribal gathering<\/i>, il moog di <i>Change is now<\/i> e la psichedelia di <i>Natural harmony<\/i> e <i>Space odissey<\/i>, ma l&#8217;album suona datato, come se il tocco magico se ne fosse andato con la partenza di Crosby.<br \/>\nE allora un&#8217;altra svolta, con <b>Sweetheart of the rodeo (1968)<\/b> entra nella band un giovane Gram Parsons, che, insieme a Hillman, guida la band verso la creazione di un nuovo genere, il country-rock. Una slide guitar apre il disco con la splendida cover di <i>You ain&#8217;t going nowhere<\/i> di Dylan e prende il posto, con chitarre acustiche a scandire il ritmo, delle armonie con le 12 corde. Il disco soffre di una certa piattezza stilistica, anche se i pezzi sono piacevoli e le cover di rilievo (ad esempio <i>You don&#8217;t miss your water<\/i> e <i>Pretty boy Floyd<\/i>). Tutto risente del fatto che il pi\u00c3\u00b9 talentuoso nel genere affrontato \u00c3\u00a8 appunto il giovane appena arrivato Parsons e McGuinn non accetta di mollare la guida del gruppo, appena riconquistata mandando via Crosby. Quindi, dei vari pezzi di Gram, vengono tenute le ottime <i>Hickory wind<\/i> e <i>One hundred years from now<\/i>, mentre tutte le sue parti vocali vengono cancellate dalle session.<br \/>\nAlla pubblicazione del disco, Parsons e Hillman hanno lasciato il gruppo, andando coi Flying burrito brothers ad incidere il vero capolavoro del country rock <b>The gilded palace of sin (1969)<\/b>, e McGuinn, rimasto da solo, continuer\u00c3\u00a0 per qualche hanno ad incidere dischi country con il marchio The byrds, piacevoli, ma superflui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The byrds (1965 &#8211; 1968) \u00c3\u02c6 dall&#8217;attacco di Mr tambourine man, prima canzone del primo 33 e primo singolo, che tutti si accorgono che un nuovo suono si impossesser\u00c3\u00a0 del mondo del pop. 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