Genova per noi, che siamo nati a Genova

Il dottor X§ ha fatto outing.
È genovese, e per di più genovese trapiantato a Milano.
Questo ha suscitato una valanga di commenti dai vari blogger genovesi in giro per l’Italia.
Visto che il vostro beneamato Zuck, anche lui, ha vissuto per tre anni tra Torino e Milano, e subito le stesse frasi di scherno e sorpresa dei padani, ha raccolto tutto ciò che i vari commenti hanno indicato come caratteristiche di Genova e dei genovesi, in un gioco di libere associazioni.

  1. Cristoforo Colombo
  2. Il pesto
  3. la focaccia
  4. Il Genoa (o u zena)
  5. La Sampdoria (o u doia o la sandoria)
  6. E’ vicina al “Serravalle Outlet”
  7. sono tirchi
  8. sono molto chiusi
  9. parlano una lingua strana che sembra portoghese
  10. parlano come quel pupazzo alla televisione
  11. trattano male i turisti
  12. Renzo Piano
  13. Fabrizio de André
  14. Bruno Lauzi
  15. Paolo Villaggio
  16. Piazza delle Erbe
  17. Castelletto
  18. La lanterna
  19. Castello d’Albertis
  20. Il Senhor do Bonfim
  21. I vicoli
  22. Il Disco Club
  23. Vittorio Gassman
  24. Gino Paoli
  25. Beppe Grillo
  26. Eugenio Montale
  27. Carmen Russo
  28. Gilberto Govi
  29. Ivano Fossati
  30. Goffredo Mameli
  31. l’aperitivo ai bagni Sillo
  32. Il baretto
  33. Boccadasse
  34. le donne di genova d’inverno non mettono le calze
  35. Il G8
  36. Belìn
  37. il mare
  38. Sabrina Salerno
  39. le friggitorie
  40. I ricchi e poveri
  41. Luigi Tenco
  42. Se n’accorziemo a-o frizze, se saiàn pesci o anghille
  43. La mamma di Bruce Springsteen
  44. Gli svincoli assassini
  45. Le partenze in salita, sfrizionando
  46. La vela chiamata Genova
  47. Sun zeneize risu reu strinzu i denti e parlu cheu
  48. Sede del distributore per l’Italia della Ceres
  49. Tina Lagostena Bassi
  50. Baccini
  51. I trilli
  52. Cioccolateria Buffa
  53. I Jeans
  54. Maurizio Maggiani
  55. La farinata (con i bianchetti)
  56. I meganoidi
  57. Carlo Fausto Cereti (esimio prof di Agronomia)
  58. A Dumenega
  59. Medicus medicorum
  60. Camillo Sbarbaro
  61. Dino Campana
  62. Luca e Paolo
  63. Le acciughe ripiene
  64. Sa pesta
  65. Le torte di verdure
  66. U tuccu
  67. A cimma
  68. i forti
  69. l’aeroporto piu’ spettacolare d’Italia, quando ci atterri
  70. Le funicolari
  71. Via Venti
  72. Via pré
  73. Le campane di Sestri ponente
  74. Sensa vin se navega, sensa mugugni no
  75. i Doria, gli Spinola, i Pallavicino, i Grimaldi
  76. La passeggiata di Nervi
  77. Villa Pallavicini
  78. Il giuoco del Lotto

Hanno partecipato:
Daniele,
Potamina,
Severine,
Steu,
Mascia,
Carlo,
Tremori,
pochtadukhov,
ChickCorea,
Gilgamesh,
Gliattratti,
Topox.

Psychostyling

Dottori, come mai ho l’impressione che quelli che indossano quelle orribili magliette con scritto “Manicomio Criminal”, “De puta madre 69” o “Traficante” abbiano spacciato al massimo qualche chupa chups?

E che quelli che (parentesi genovese) indossano le magliette con scritto “Zena”, “Don’t worry, battitene u belin” siano dei gabibbi paurosi?

Tornato

Dopo aver trascorso due abbondanti settimane in una casa in stile abuso edilizio anni 80 a Torre dei corsari, Zuck, Smilza e Badòn sono tornati all’amata residenza genovese. Durante le assolate ferie, Zuck ha rimediato:

  1. Il riacutizzarsi del colpo della strega già subìto poco tempo fa (Badòn comincia a pesare 14 chili)
  2. Una pallida abbronzatura, nonostante abbia usato la crema protezione totale di Badòn
  3. Una vittoria a bilie sulla spiaggia, sconfiggendo gli esperti Papa T, Pablo, Svish, Lu
  4. Una buona pratica di simil Beach volley, a cui potrà sfidare l’Inca
  5. 14 bottiglie di rosso, 3 di rosato, 6 di bianco, da varie cantine della zona
  6. Una certa dipendenza per il pecorino
  7. La lettura di
    1. L’affare Khalkis (1932) di Ellery Queen, niente di più né di meno di quello che ti aspetteresti
    2. L’anatra messicana (1993) di James Crumley, il più eccessivo e drogato degli autori hard boiled degli ultimi 30 anni
    3. Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (2003) di Mark Haddon, una cagata, un Rainman incrociato con Paddy Clarke, che non possiede la freschezza del secondo.
    4. Davy, l’eretico (1964) di Edgar Pangborn, capolavoro fantascientifico sul tema cronache del dopobomba
  8. Una rasatura a zero, frutto della presenza di un rasoio elettrico alla moda ma non di normali forbici nella dotazioni dei compagni di vacanza (e anche della testardaggine della Smilza)

Bene, dottori, sono tornato, cosa è successo durante la mia assenza?

Per Fratellino

And no matter where I go

There’s no place , or face I know.

Because we’re lost in the world

That won’t understand

Don’t let go

You just keep holding my hand.

You just keep holding on,

You just keep holding on,

You just keep holding on,

Just keep holding on.

Idiot wind, blowing every time you move your mouth

Che, dottor Luca Sofri, lei non capisca Bob Dylan non fatico a crederlo, non penso che nemmeno lui capisca molto di quello, ed è molto, che ha scritto.
E infatti nei concerti, che lei è andato a vedere, e ci sono andato anch’io, gli ultimi, molto spesso non azzecca nemmeno i testi delle sue canzoni.
Ma lasciamo stare che è stato il primo, lasciamo stare le parole, lasciamo stare la voce, lasciamo stare la rivolta, il sessantotto e la risposta che sta nel vento, amico mio.
Ma cominciamo a mettere i puntini sulle i, innanzitutto sulla validità musicale di Bob Dylan: Mr Tambourine Man, All along the Watchtower, Knockin’ on heaven’s door sono sue canzoni minori, portate al successo in tempi diversi da interpreti che non erano lui, non avevano il suo Mito, a suo dire usurpato, a sostenerli. E come mai sono diventate così famose? Per la musica e le parole, perché sono ottima musica che si fonde con parole speciali.
Secondo, Bob Dylan non è il poeta del sessantotto, delle canzoni di protesta, Dylan è, principalmente, un autore di canzoni d’amore e, per di più, delle più belle canzoni d’amore mai scritte nella storia della musica. Penso, visto che non ne fa menzione, lei non abbia mai sentito It’s all over now, baby blue, Queen Jane approximately, One of us must know, I want you, As I went out one morning, Forever young, Oh sister, Sara, Sweetheart like you, Brownsville girl, Lovesick. O se l’ha sentite, le riascolti.
Terzo, nel 68 Bob Dylan non inneggiava affatto alla rivoluzione, l’ha mai fatto?, aveva appena pubblicato, dopo il famoso incidente di moto, un disco criptico, di visioni bibliche, e si accingeva a pubblicarne uno di ballate country.
Quarto, la forza musicale di canzoni come Stuck inside of mobile e l’efficacia descrittiva come Hurricane, la poesia della musica di I shall be released, la cupezza di Most of the time.
E infine, dopo tutto questo, la capirei se dicesse:- Amico mio, Dylan è un buon cantautore, ma sai, Zuck, i gusti sono gusti, a me piacciono i Dire Straits e Gabriel, sono cresciuto tra i 70 e gli 80 e cheppalle.
La capirei, dottor Wittgenstein, e, in effetti anche Zuck fino ad un certo punto la pensava quasi come lei.
Fino al momento in cui ha ascoltato gli 11 minuti di Sad eyed lady of the lowlands, e si è innamorato anche lui.
E, in piena trance, il giorno dopo ha acquistato Blood on the tracks, un disco tutto di capolavori (raro in Dylan, e su questo le dò ragione) che, dottor Sofri, è invitato ad ascoltare, comunicando ai suoi 25 affezionati lettori, tra cui vi è il qui presente, quale canzone è meno che perfetta.

Ehi, dottor Carlo Feltrinelli, avrei un libro nel cassetto, basta così?

Quando si dice la fortuna…

Sono appoggiato mollemente al lampione, in attesa dell’autobus 45, quando sento uno schiocco e una specie di frescura che mi inonda la testa; alzo lo sguardo verso il cielo per capire cosa sta succedendo e vedo lui, il piccione che mi ha appena cagato in testa, che ostenta indifferenza. Turbato, ma sicuramente grato al volatile che mi ha appena omaggiato di cotanta fortuna, estraggo il mio fazzoletto e, canticchiando un motivetto di ringraziamento per gli dei del cielo, certamente non estranei all’evolversi degli avvenimenti in questa valle di lacrime, comincio a pulirmi la capoccia.
Una volta sul treno penso: perche’ non condividere questo momento di gioia con i miei abituali compagni di treno?
Poi decido di custodire gelosamente nel mio intimo questo segreto, potrei suscitare in loro una giustificata invidia.
Senonche’, arrivato in ufficio, devo spiegare ai miei colleghi la ragione per cui la mia capigliatura, di solito in forma come appena uscita dal parrucchiere delle dive, e’ bagnata ed in disordine: sono dovuto recarmi in bagno per continuare il rituale di buon augurio con il lavacro della parte inondata dalla sorte benigna e l’abluzione del fazzoletto che primo tocco’ il sacro guano.
A questo punto il rituale e’ completo: il segreto e’ disvelato e i miei colleghi, con squillanti risate di gioia, mi augurano che il prossimo volatile che si prendera’ la liberta’ espletativa sia un gabbiano.